Apericena da antico romano: Epityrym e Pullus, ecco il menù.

FONTE: LADIGE.IT

Clivus Scauri: poche vie a Roma hanno mantenuto la denominazione originaria, solo le più antiche come quella che da Via Claudia sale e poi scende ad incrociare via di San Gregorio. Siamo sul Celio, uno dei sette colli di Roma, uno spettacolo di storia a cielo aperto, da un lato il Colosseo, dall’altra il Circo Massimo, l’Arco di Tito, i Fori, le Terme di Caracalla. Nel Clivo di Scauro, accanto alla basilica dei Ss Giovanni e Paolo tra le più note a Roma per celebrare matrimoni, c’è un piccolo tesoro nascosto, scoperto nel 1887 da Padre Germano di S. Stanislao, rettore della chiesa, è stato aperto solo nel 2002 dopo complessi interventi conservativi.

Sono le Case Romane del Celio, dove secondo la tradizione sarebbe il luogo legato al martirio di due ufficiali della corte costantiniana Giovanni e Paolo, avvenuto all’epoca dell’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363 d.C.) ma le storia si è rivelata più complessa.

Al di là della vicenda archeologica – dapprima era un edificio popolare a più piani con portico e taberne – questa domus elegante di 500 mq realizzata nel corso del III secolo, con impianto termale privato, cella vinaria e confessio (ossia reliquiario), appartenuta ad un romano di forte fede cristiana, si propone come esempio di abitazione signorile in perfetto stato. Ci si perde nelle stanze affrescate, corridoi, aule, ninfei, oltre 20 ambienti di un itinerario suggestivo.

Di proprietà del ministero dell’Interno (Fondo edifici di culto), gestita dalla cooperativa onlus Spazio Libero, visitabile alcuni giorni la settimana (non il martedì e il mercoledì), viene aperta straordinariamente la sera almeno una volta al mese. Alle Case Romane del Celio si può fare  l’unico aperitivo-cena archeologico a Roma nelle stanze di una domus vera e con ricette autentiche tratte dai libri di Apicio (De Re Coquinaria) e Catone (De Agricoltura).  Il menù ci ricorda come la cucina mediterranea, italiana e del vicino Oriente abbia una radice unica in quella latina, cultura di per sè globale e accogliente. Eccone 10 esempi

1) EPITYRYM altro non è che patè di olive. Ingredienti: olive, semi di coriandolo, cumino, finocchiella, ruta, menta, aceto, olio. Fonte: Catone, De Agricoltura, CXIX

2) MORETUM ossia formaggio all’aglio. Ingredienti: pecorino, aglio, sedano, ruta, coriandolo, prezzemolo, olio, aceto. Fonte: Appendix Virgiliana, Moretum 85-117

3) LAGANA DE CUCURBITIS in pratica lasagne alla zucca. Ingredienti: lasagne, zucca, aglio, porro, semi di finocchio, cumino, coriandolo, pepe, noci, garum (diciamo una colatura di alici. Secondo quanto scrive Plinio nel Naturalis Historia si tratta di un liquido ‘squisito’ ottenuto facendo macerare nel sale gli intestini di pesci: il garum, scrive, è perciò il marcio di materie in putrefazione. Ma i romani, è noto, ci andavano matti e lo mettevano un po’ in tutte le ricette). Fonte: Apicio, De Re Coquinaria II, 2.6

4) TISANA BARRICAM ossia zuppa di legumi e verdure. Ingredienti: Farro, ceci, lenticchie, orzo, porri, prezzemolo, sedano, origano, aglio, garum. Fote Apicio, De Re Coquinaria IV, 4.2

5) PULLUS OXYZOMUS ALLA MANIERA DI APICIO, pollo con le prugne. Ingredienti: pollo, prugne, alloro, miele, aglio, aceto, olio. Fonte: Apicio, De Re Coquinaria VI 9.13

6) ESICIA OMENTATA, polpette di carne al vino rosso. Ingredienti: vitella, maiale, vino rosso, uovo, mollica di pane, pepe, bacche di ginepro, garum. Fonte: Apicio, De Re Coquinaria II 1.7

7) ALITER PATINA DE LETTUCE, frittata di lattuga. Ingredienti: lattuga, uova, cumino, coriandolo, menta, pepe, sale, olio. Fonte: Apicio, De Re Coquinaria II

8) CECI ALLA MANIERA ANTICA. Ingredienti: ceci, cumino, coriandolo, miele, pepe, sale, olio. Fonte: cucina tradizionale popolare

9) SAVILLUM, torta al formaggio. Ingredienti: ricotta, farina, uova, miele, semi di papavero, nocciole, mandorle. Fonte: Catone, De Agricoltura, LXXXXIV

10) MULSUM ossia vino al miele, come racconta Apicio nel De Re Coquinaria

 

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