Perché la produzione di olive da mensa in Italia stenta a decollare?

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EPPURE IL NOSTRO PAESE DOVREBBE ESSERE TRA I PROTAGONISTI DEL MERCATO. MA C’E’ QUALCOSA CHE NON VA
Il settore delle olive da tavola è stato messo in luce in un recente focus sulle aziende produttrici da parte dell’Unaprol. Ne esce fuori una realtà potenzialmente promettente ma strutturalmente debole. Si tratta di investire più risorse o di cambiare mentalità e approccio?
di Luigi Caricato
Mi è capitato molte volte di fare delle considerazioni pubbliche sulle olive da mensa e in ognuna di queste occasioni ho denunciato lo scarso peso che ha il comparto olive da mensa in Italia. Scarso peso, ovviamente, se si confronta la quantità di olive prodotte, la maggioranza delle quali sono destinate alla produzione di olio e solo una esigua minoranza alla lavorazione di olive per il consumo a tavola.
Scarso peso, inoltre, riveste il comparto olive da mensa se si considera il grande quantitativo di olive generalmente consumate sulle tavole degli italiani rispetto a quelle prodotte nei nostri oliveti. Insomma, a ben riflettere, si resta piuttosto imbarazzati nel considerare una simile anomalia, segna che la nostra olivicoltura non sa guardare altrove. Come si fa – mi chiedo – a rivestire un ruolo di primo piano, a livello internazionale, quale paese produttore di olive per olio, per poi difettare sul comparto olive da mensa? E ciò nonostante i consumi ci siano, e rappresentino quote importanti. Da queste prime considerazioni, evidentemente, emerge un nostro grande limite, quello di non riuscire a produrre olive da tavola di elevata qualità e in quantità tali da coprire una fascia di mercato nella quale siamo latitanti. Non resta che capirne le ragioni.
Da una parte abbiamo, dalla nostra, la presenza di un ricco e variegato patrimonio varietale, a cui si aggiungono alcuni riconoscimenti comunitari a marchio Dop per le olive “Bella di Daunia”, “Nocellara del Belice” e “Oliva tenera ascolana”. Molto bene, ma, al di là di ciò, che cosa ci resta tra le mani? Ben poco, se ci confrontiamo con l’estero, Spagna e Grecia in particolare. Secondo l’Unaprol, il settore produttivo delle olive da mensa “soffre in modo particolare la vicinanza con il settore dell’olio di oliva, che assorbe la quasi totalità dell’attenzione sia delle politiche sia degli interventi”. Sarà solo per questo motivo? O è, più semplicemente, per una mancanza di attenzioni e di competenze? Laddove ho visitato delle aziende, mi è stato riferito che si ricorre a professionalità spagnole per avere alcune linee guida per muoversi in tale comparto, segno, evidentemente, che non esiste adeguata preparazione, che non è stata fatta finora una sana e robusta formazione. “In Italia – si legge in un recente rapporto Unaprol – se si escludono gli ultimi anni, sono mancate azioni strategiche finalizzate alla riqualificazione del settore”; e in particolare sono venute meno le “azioni mirate al riordino produttivo, alla riduzione della frammentazione colturale”, nonché alla “valorizzazione e promozione della produzione”. Insomma, si tratta di andare a scuola di olive da mensa. Si tratta di agire e di creare le occasioni per formare delle competenze, prima ancora che di scendere sul mercato, ad affrontare i grandi competitors di cui siamo ben lontani per capacità professionale e competenza (a parte alcune felici eccezioni, naturalmente). Secondo quanto riporta l’Unaprol, la maggior parte della materia prima commercializzata proviene da Grecia, Spagna, Tunisia e Marocco, per una quota complessiva del 60%.
Tali Paesi assicurano “qualità, disponibilità costante e buoni prezzi”. Noi, restando ai dati Istat, abbiamo prodotto nella campagna 2005-2006 solo 60.590 tonnellate di prodotto, pari al 2% della produzione nazionale di olive. Ben poca cosa rispetto alla media del 3,8% degli altri Paesi produttori europei. Sarà possibile un rilancio? Non è facile dirlo, perché finora le aziende produttrici non sono ancora pronte per il grande salto. Chissà, forse perché manca, nel medesimo tempo, anche un po’ di letteratura in materia? O forse perché nessuno, al momento, si è fatto carico di fornire utili dettagli e giornate di formazione agli operatori del settore? Certo è che si sta perdendo un segmento di mercato dai profitti per nulla trascurabili.
E’ bene fare qualche seria riflessione al riguardo.

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